25 Aprile

La resistenza, la liberazione, la memoria

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3 Febbraio 1944, il rastrellamento


Il 3 febbraio 1944 un reparto dell’esercito nazista scatenò una capillare azione di rastrellamento sulla montagna del Folignate. Più di venti uomini vennero caricati a forza sui camion, condotti nel carcere di Perugia e, infine, deportati nei campi di concentramento di Mauthausen e Flossembürg. Molti di loro trovarono lì la morte. Il rastrellamento di quel giovedì 3 febbraio appartiene a una delle tante azioni di guerra ai civili che l’esercito di Hitler compì in Italia dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, con l’intento di contrastare i vari gruppi partigiani che si erano diffusi sul territorio della penisola. Nella montagna folignate si erano rifugiati, già dal settembre 1943, i primi nuclei della Brigata Garibaldi di Foligno: la piccola chiesa di Vallupo e la canonica di Cancelli erano diventati rifugio per i partigiani locali, visti i vincoli di amicizia esistenti tra il parroco don Pietro Arcangeli e diversi giovani dell’Istituto cattolico San Carlo di Foligno, legatisi ai gruppi della Resistenza. Lo stesso don Pietro venne, poi, processato e deportato.


Le prime vittime di quel terribile rastrellamento furono tre folignati, giovani posti a difesa della cascina Radicosa, sede della Brigata Garibaldi. I nazisti raggiunsero anche Acqua Santo Stefano, portando via tutti gli uomini che riuscirono a catturare; durante l’azione di rastrellamento, i tedeschi frugarono nelle case e nelle stalle rubando tutto ciò che poterono arraffare.


Altri paesi oggetto del rastrellamento del 3 febbraio nella montagna folignate furono Civitella, Rasiglia, Roviglieto, Scopoli.

admin • 20 aprile 2015


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